SICILIA: un cambia bandiera troppo facile

La assemblea regionale siciliana, a poco più di due anni dall’insediamento, segna record in termini di varietà e numero di cambi di schieramento politico.

Il cambio di casacca politica in Italia non è certo un fenomeno nuovo. Si può verificare tanto in istituzioni locali quanto in quelle nazionali. Nel 2019 il caso più eclatante rimarrà forse quello dei deputati renziani, che hanno costituito il gruppo parlamentare di Italia Viva a poche settimane dalla costituzione del governo Conte 2, nella cui maggioranza erano entrati come membri del PD.

Tuttavia, non di minor nota è la sorte della Assemblea Regionale Siciliana, che a poco più di due anni dal suo insediamento ha già visto ogni forma di trasformismo partitico possibile: fuoriuscita e reingresso nei gruppi parlamentari, costituzione di nuovi gruppi parlamentari, cambio di bandiera di un intero gruppo parlamentare, nonché deputati sospesi per questioni giudiziarie.

Ma andiamo con ordine, vincitore delle elezioni del novembre 2017 è Musumeci, candidato di una coalizione di centrodestra supportata da Forza Italia, Popolari e Autonomisti, Unione di Centro, Diventerà Bellissima e Fratelli d’Italia. Primo partito tuttavia è il M5S, che va all’opposizione, assieme a PD e la lista Cento Passi.

La maggioranza è risicatissima, 35 a 35, il vantaggio è garantito solo dal voto del presidente eletto. L’assemblea pertanto era così suddivisa

Fonte: ars.sicilia.it

A distanza di due anni, questa è invece la composizione attuale di Palazzo dei Normanni, con il confronto con il 2017.

Fonte Wikipedia e Ars.sicilia.it

Le flessioni più significative sono quelle del Partito Democratico e di Forza Italia, a favore di nuove formazioni regionali (Ora Sicilia +3 deputati) del rafforzamento del partito di Salvini nell’isola (Lega +4) che ancora non era ipotizzabile nel 2017  nonché della costituzione di Italia Viva che diventa la nuova bandiera del già esistente partito centrista Sicilia Futura, a cui permette di acquisire altri 2 seggi.

In totale sono 14 i cambi di casacca nel corso di questi due anni, vale a dire il 20% dell’Assemblea, un deputato ogni 5.

Se si guarda nel dettaglio i cambiamenti di rilievo sono un evidente riflesso delle mutazioni politiche dell’Italia di oggi, in particolar modo l’indebolimento di Forza Italia, a favore del partito di Salvini, la frattura all’interno del PD che in qualche modo in Sicilia era stata anticipata dal partito Sicilia Futura, trasformato in Italia Viva e cresciuto in numero accogliendo fuoriusciti democratici.

Nel complesso la maggioranza che sostiene Miccichè è intatta, infatti gli spostamenti sono interni a maggioranza e opposizione e solo in un caso, una deputata ha cambiato coalizione ed è passata dall’opposizione alla maggioranza.

Nonostante ciò, si può intuire quanto questa maggioranza sia più debole, proprio perché appoggiata da più partiti (due in più rispetto all’indomani delle elezioni), di dimensioni più simili tra di loro e rispondenti a gruppi di potere divergenti, che possono fare pressioni di diverso tipo fino a rendere più facilmente ricattabile il presidente. Va ricordato inoltre che tale maggioranza è comunque già esile (giusto 36 deputati contro 34 dell’opposizione) e il presidente si trova a dover spesso contrattare l’approvazione di legge per legge anche con parti dell’opposizione.

Alcuni casi sono paradossali e vanno ricordati, come Cateno De Luca che dall’Unione Popolari passa al gruppo Misto, si dimette, viene sostituito da Danilo Lo Giudice che inizia con il gruppo Misto e poi rientra nell’Unione dei Popolari con cui aveva iniziato De Luca. Maria Anna Catonia invece inizia in Forza Italia, passa al Misto, e da lì alla Lega. Fa sorridere pure Giuseppe Zitelli che passa da Fratelli d’Italia al Gruppo Misto il 21 dicembre 2017, per poi tornare a Fratelli d’Italia 7 giorni dopo, il 27 dicembre 2017. Il Natale avrà forse portato consiglio al deputato.

Infine va ricordato l’intreccio sempre presente tra politica e criminalità, presente spesso in Italia e per antonomasia e “storicità” presente in Sicilia.  Giuseppe Gennuso, dei Popolari Autonomisti, è sospeso dalla carica dal 6 febbraio 2019 al 1 agosto dello stesso anno in quanto inquisito con accuse gravi, tra le quali voto di scambio in collusione con gruppi criminali. Luigi Genovese invece, fondatore del nuovo partito Ora Sicilia, è figlio di un deputato plurindagato e già condannato per svariati reati, dalla concussione alla corruzione. Qualche dubbio rispetto alla scelta di fondare un partito nuovo può venire visto le risorse che sono necessarie e la giovane del età del rampollo della famiglia Genovese (21 anni), che da tre generazioni ha un ruolo nella politica e negli affari siciliani. Non a caso, la magistratura ha già aperto una inchiesta pure su Luigi Genovese

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora